Acqua e vita sono sempre state collegate, fin dall’antichità.
L’acqua è un liquido speciale: due atomi di Idrogeno e uno di Ossigeno, legati strettamente tra di loro a formare la molecola base per la formazione del liquido trasparente, inodore e insapore.
Conosciamo bene la chimica della composizione dell’acqua che beviamo poichè studiata nel dettaglio ma conosciamo meno gli aspetti della fisica,
ossia il comportamento delle molecole di acqua nell’ambiente umano e non solo.
Hernest Froelich sostenne in passato teorie di “cluster” per spiegare il modo diverso con cui le molecole di acqua interagiscono con l’ambiente circostante e, in particolare, con il nostro organismo.
Secondo queste ipotesi infatti, molecole di acqua pura, apparentemente uguali sul piano chimico, sono molto diverse sul piano fisico e assumono conformazioni geometriche o elettromagnetiche microscopiche
differenti a seconda dell’ambiente con cui l’acqua viene a contatto.
Queste informazioni sono utili per comprendere la teoria della Memoria dell’Acqua, ovvero la possibilità che l’acqua conservi informazioni ordinate e le rilasci in condizioni opportune.
Teoria dimostrata con esperimenti di laboratorio da J. Bienveniste, immunologo francese, nel suo libro: “La mia verità sulla memoria dell’acqua” (J.Benveniste La mia verità
sulla memoria dell’acqua, 2013; Scienza e Conoscenza. Marco Edizioni Cesena).
Uno scienziato che a lungo ha confermato questa ipotesi è il giapponese Masaru Emoto il quale ha osservato a lungo l’acqua sottoponendola a
interessanti esperimenti nel suo passaggio dalla forma liquida a quella ghiacciata.
Il dottore giapponese ha esposto l’acqua a parole scritte, musica e suoni per poi fotografarne i cristalli che si formano durante il congelamento e analizzare le differenti
forme che essi prendono a seconda dello stimolo a cui vengono sottoposti.
Secondo gli esperimenti di Emoto, tutto nell’universo vibra e proprio l’esposizione a parole positive riesce ad attivare la vibrazione dell’acqua che,
a sua volta, influenza il nostro stato psicofisico in maniera positiva.
L’acqua rappresenta il costituente principale del nostro organismo; alla nascita il peso di un neonato è rappresentato all’80% da questo elemento.
Con il passare degli anni la percentuale diminuisce ma non la sua importanza per l’equilibrio psico-fisico del corpo considerando che essa continua a
rappresentare il 90% del nostro sangue, oltre ad essere presente nelle lacrime, nella saliva, nella linfa che circola tra i vari organi e, soprattutto,
continua ad essere la componente essenziale di ognuna delle nostre cellule.
Il prof. J.L. Montagnier, premio Nobel per le sue ricerche sul virus HIV, si era occupato per diversi anni di ricerca sulla memoria dell’acqua.
Lo scienziato racconta in un’intervista diffusa su You Tube che in Francia non gli permettono di parlare delle sue ricerche sulla memoria
dell’acqua solo per pregiudizi accademici, che lui definisce il nuovo oscurantismo scientifico.
Negli ultimi anni aveva fatto degli esperimenti di laboratorio eseguendo un’operazione chiamata PCR (Polymerase Chain Reaction), una
tecnica di biologia molecolare che consente la moltiplicazione (amplificazione) di frammenti di acidi nucleici dei quali si conoscono le sequenze nucleotidiche iniziali e terminali.
Montagnier ha diluito una soluzione di DNA dei portatori di morbo di Lyme per migliaia di volte, fino ad arrivare a un’acqua che
non conteneva più alcuna molecola di materia di DNA.
Ebbene quest’acqua “informata”, ma priva di contenuto materiale è stata in grado di creare reazioni di PCR, ovvero processi biochimici, dimostrando che l’acqua può
“memorizzare” informazioni genetiche senza la presenza materiale di DNA.
L’acqua “informata” per altro viene usata da due secoli secondo i principi della medicina omeopatica,
ma negli ultimi anni, con l’enorme sviluppo della ricerca farmacologia, è stata ingiustamente criticata come una pseudo terapia, basata solo sulla fede e con nessun riscontro “scientifico”.